Conservare la memoria

Un progetto può nascere talvolta in modi inconsueti. Questo nasce al bar, dalle storie raccontate dai cittadini meno giovani, dai loro ricordi condivisi insieme davanti a un caffè. Belle storie, frammenti di una Bracciano che non esiste più che abbiamo ritenuto potessero divenire, da ricordi privati, memoria collettiva, dunque una ricchezza per tutti, da condividere soprattutto con i più giovani.

Memorie condivise: le interviste

Un progetto per i vent'anni del museo, 2026

Un progetto può nascere talvolta in modi inconsueti. Il progetto Conservare la memoria nasce al bar, dalle storie raccontate dai cittadini meno giovani, dai loro ricordi condivisi insieme davanti a un caffè. Belle storie, frammenti di una Bracciano che non esiste più che abbiamo ritenuto potessero divenire, da ricordi privati, memoria collettiva, dunque una ricchezza per tutti, da condividere soprattutto con i più giovani. Si è perciò deciso di lavorare sulla memoria creando un archivio di testimonianze, sia audio che audiovideo, che raccontano la cittadina, da rendere disponibili a chiunque lo voglia sul sito del Museo civico ‘museocivicodibracciano.it’. L’amministrazione, credendo nel progetto, l’ha finanziato con fondi propri. 

Il progetto segue quanto indicato nella missione del Museo civico, che riconosce la partecipazione come un valore, e si inserisce concettualmente all’interno della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, cosiddetta Convenzione di Faro, ratificata dall’Italia con legge n. 133/2020. Tale Convenzione ribadisce il diritto di ogni persona a partecipare alla vita culturale, riconoscendo una responsabilità individuale e collettiva nei confronti del patrimonio culturale, della sua conservazione e cura e della sua valorizzazione, sottolineando il ruolo che tale patrimonio riveste nella costruzione di una società pacifica e democratica. L’importante documento riconosce come patrimonio culturale l’insieme delle risorse ereditate dal passato che le persone considerano come un riflesso e un’espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni in continua evoluzione; ciò ricomprende certamente la memoria collettiva, che dunque è parte del patrimonio culturale della comunità. 

La prima parte del progetto è stata realizzata nel 2022 con Bracciano sottosopra, una mappa sonora del cimitero che raccoglie le testimonianze audio di cittadini ed esperti che raccontano storie legate al cimitero, fruibile dal sito web del museo e anche all’interno del cimitero stesso mediante QR code posti sui luoghi legati alle storie. Il progetto è stato riconosciuto dalla Regione Lazio tra le buone pratiche culturali e per esso il Museo civico di Bracciano è stato riconosciuto come museo di eccellenza regionale.

La seconda parte del progetto, Conservare la memoria, è stata realizzata nel 2026 e si compone di dodici videointerviste fatte alla fascia più adulta della popolazione che spaziano su temi diversi: ricordi della Seconda guerra mondiale, delle attività, delle feste e delle tradizioni storiche del paese che creano un mosaico di testimonianze attraverso il quale la comunità racconta se stessa. Al materiale fruibile abbiamo aggiunto, in ricordo di Socrate Pontanari, il film ‘Simenon’ da lui ideato, diretto e girato con i ragazzi di Bracciano, di cui parla nella sua intervista Giuseppe Curatolo.

Il Museo civico lavora insieme alla sua comunità nella convinzione che il patrimonio culturale, composto da natura e cultura, sia vivo quando la collettività lo riconosce come proprio ricordando però, come ci insegna Hugues De Varine, che «il patrimonio è ereditato, trasformato, prodotto e trasmesso di generazione in generazione e, in quanto tale, appartiene al futuro».

Comune di Bracciano
Assessorato alle Politiche culturali

Con il contributo della Regione Lazio, L.R. 24/2019, Piano annuale 2025

Un ricordo di Socrate Pontanari. Il film ‘Simenon’

Socrate Pontanari è stato uno dei fondatori dell’Associazione Fotocineamatori Bracciano, titolare insieme alla moglie, la signora Maria Pia Fiorani, dello storico negozio di musica ‘Music Market’ e del bar ‘La Fiorita’. Appassionato fotografo e cineamatore, concittadino rispettato e amato, ha lasciato alla comunità un patrimonio di immagini e di filmati che documentano la bellezza del territorio braccianese.

Il bar ‘La Fiorita’, che la famiglia Pontanari ha gestito dal 1958 ai primi anni ‘80, è stato negli anni ’70 luogo di aggregazione della gioventù del posto; con quei ragazzi e quelle ragazze Socrate ha girato alla fine degli anni ‘60 il film ‘Simenon’, un poliziesco nostrano che è anche documento e testimonianza di com’era Bracciano in quegli anni. Lo pubblichiamo sul sito web del Museo civico per renderlo patrimonio comune, certi che i nostri concittadini saranno lieti di conoscerlo o di poterlo rivedere.

Crediti e ringraziamenti

Il progetto ‘Conservare la memoria’ è frutto del lavoro e della collaborazione di molte persone che con entusiasmo hanno voluto aiutaci. Si ringraziano dunque:

  • tutte le persone che ci hanno permesso di intervistarle: Clara Canini, Giuseppe Curatolo, Amleto Flamini, Mario Gentilucci, Iole Mancini, Marco Marini, Sisto Mercantini, Matteo Minissi, Laura Polidori, Salvatore Pierini, Maria Teresa Ronchetti. Annoveriamo tra queste anche la memoria del caro Socrate Pontanari, titolare insieme alla moglie signora Maria Pia dello storico negozio di musica ‘Music Market’ e del bar ‘La Fiorita’, che aveva dato la sua disponibilità ma che purtroppo non siamo riusciti a intervistare a causa della sua scomparsa;
  • il Centro Storiografico e Sportivo A.M. Vigna di Valle dell’Aeronautica Militare e in particolare il Comandante della base, Col. Dario Bovino, e il Direttore del MUSAM, Ten. Col. Paolo De Vita, per aver permesso le riprese all’interno del MUSAM e per aver gentilmente concesso le immagini della motobomba, della foto di gruppo sull’idroscivolante e dell’aereo ‘Piaggetto’ P136;
  • il Museo della Scienza di Milano per aver gentilmente concesso l’immagine dell’idroscivolante ivi conservato;
  • la signora Maria Pia e tutta la famiglia Pontanari per aver permesso la diffusione del film Simenon citato nella videointervista di Giuseppe Curatolo, ideato e girato da Socrate Pontanari con i ragazzi di Bracciano;
  • il signor Amleto Flamini per aver concesso le foto del suo archivio di famiglia;
  • il Conte Andrea Sanminiatelli per aver concesso l’uso delle immagini della tenuta di San Liberato;
  • il signor Roberto Renzi per aver concesso la foto del Viale della Stazione scattata da suo padre Renzo Renzi negli anni ‘70;
  • la signora Alessandra Pagliacci per aver concesso le foto di piazza I maggio scattate da suo nonno Tommaso Semproni;
  • il signor Pino Pesci per aver fornito immagini del suo archivio personale e per aver fattivamente aiutato a trovare altre immagini;
  • l’Associazione Fotocineamatori Bracciano per aver concesso le seguenti foto tratte dal loro libro Ritratto di paese. Bracciano, un secolo di fotografia edito nel 1984:
    • pag. 109, n. 96: Ritrovamento delle ‘Pale’ del Santissimo Salvatore;
    • pag. 110, n. 98: 1920 – Processione con trasporto della ‘macchina’ del Santissimo Salvatore;
    • pag. 130, n. 122: Carrarmato tedesco fatto saltare in piazza I Maggio durante la ritirata;
    • pag. 131, n. 123, Cannone tedesco da ‘88’ messo fuori combattimento in pieno centro di Bracciano;
    • pag. 131, n. 124, Il cimitero devastato dal bombardamento alleato del 1 giugno 1944;
  • l’architetto Francesco Rinaldi per averci messo in contatto con Amleto Flamini.

L’immagine della veduta della base di Vigna di Valle negli anni ’30 è tratta dal libro di Ovidio Ferrante Il museo storico dell’aeronautica militare di Vigna di Valle stampato a Roma nel 1991.

Hanno realizzato il progetto:

  • Luca Tedesco, di Luca Tedesco Films di Bracciano, che ha realizzato e montato le videointerviste curandone la regia;
  • Sarah Dominique Orlandi, di Creando. Idee e strategie per la cultura di Milano ha curato la realizzazione del progetto in ambiente web in collaborazione con Sara Radice;
  • il direttore del Museo civico Cecilia Sodano, che ha curato il coordinamento del progetto e ha redatto tutti i testi.

La pagina web disponibile sul sito museocivicodibracciano.it dedicata al progetto Conservare la memoria è stata finanziato con il contributo della Regione Lazio a valere sulla legge regionale n. 24/2019, Piano annuale 2025.

Introduzione al progetto Conservare la memoria

Intervista al direttore del Museo Cecilia Sodano

Il direttore del Museo civico di Bracciano Cecilia Sodano introduce il progetto spiegando che esso è ispirato dalla Convenzione di Faro, importante documento del Consiglio d’Europa che ribadisce il diritto di ognuno a partecipare alla vita culturale.

Il direttore ricorda che non sempre vi è, nei racconti degli intervistati, pretesa di verità storica perché la memoria, a differenza della storia, ha una relazione diretta con il passato e dunque è selettiva e non oggettiva.

Il progetto è un modo per conservare alcuni frammenti del passato di Bracciano che ne rappresentano parte dell’identità collettiva, da tramandare a chiunque voglia conoscerli ma soprattutto ai più giovani.

Franco Minissi: memoria di un grande museografo

Intervista a Matteo Minissi

Matteo Minissi, figlio del grande architetto Franco, ci accoglie nella casa della sua famiglia, che visse molti anni a Bracciano, e ci racconta di suo padre. Casa Minissi è una costruzione di grande qualità architettonica, molto particolare, una sorta di ‘scatola di vetro’ che dialoga intimamente con il paesaggio circostante i cui interni catapultano l’osservatore direttamente negli anni ’70 del Novecento.

Questa speciale costruzione, il suo giardino, le sculture esprimono la bellezza in una dimensione domestica e privata e molto raccontano della creatività e della genialità dell’architetto Minissi, che ne fu progettista e artefice. La casa ha rappresentato per Minissi un luogo di sperimentazione: troviamo infatti qui rappresentate, sebbene in piccola scala, alcune idee poi utilizzate per i suoi progetti più importanti.

Franco Minissi, nato nel 1919, si occupò di restauro e museografia, materie delle quali fu docente universitario a Firenze e a Roma. Interpretò il museo come strumento di lettura critica, vicino alle teorie di Cesare Brandi, privilegiando sempre un approccio rispettoso del monumento e del documento.

Minissi curò moltissimi allestimenti museografici e di musealizzazione di siti archeologici. Tra i suoi progetti più noti si annoverano, come ricordato nel video, il rinnovo degli allestimenti del Museo nazionale archeologico di Villa Giulia (1953-1960) e il progetto per la protezione e musealizzazione delle pavimentazioni musive della villa romana del Casale a Piazza Armerina, in collaborazione con Cesare Brandi (1957 – 1963). Nel racconto del figlio Matteo il ricordo del grande architetto si mescola con i ricordi del Matteo bambino restituendoci una piacevole immagine familiare del maestro, poco nota e anche per questo preziosa.

Bracciano's graffiti

Intervista a Giuseppe Curatolo

Giuseppe Curatolo ci porta nella Bracciano della fine degli anni ’60 del Novecento vista dallo sguardo di un ‘adolescente foruncoloso’. L’architetto immagina una giornata tipo trascorsa nel 1968 a viale Odescalchi, la strada che collega la stazione ferroviaria con via Principe di Napoli, che era in quegli anni il centro della vita sociale della gioventù cittadina.

Giuseppe ricorda i luoghi, le persone e alcuni avvenimenti particolari della sua adolescenza, restituendoci uno spaccato della quotidianità, delle aspirazioni e delle attitudini della gioventù braccianese negli anni in cui il mondo andava incendiandosi.

Tra i ricordi anche la realizzazione del film “Simenon”, una storia di malavita girata tra viale Odescalchi e altri luoghi della cittadina, con un assassinio e inseguimenti in auto all’americana, ideato e diretto da Socrate Pontanari. Attori protagonisti i ragazzi che gravitavano intorno al bar La Fiorita di viale Odescalchi, di cui Socrate era il proprietario, loro centro di aggregazione.

Salvatore Flamini, l’avventurosa vita di un motorista

Intervista a Amleto Flamini

Amleto Flamini racconta la avventurosa storia di suo padre Salvatore, un braccianese nato all’inizio del Novecento che lavorò come motorista alla base dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle dal 1929 fino alla pensione collaborando ad alcuni importanti progetti innovativi che vennero messi a punto presso la base aeronautica.

Tra questi la motobomba F.F.F., così chiamata dalle iniziali dei suoi progettisti: il tenente colonnello Prospero Freri, il colonnello Amedeo Fiore e il capo disegnatore Carlo Filpa. Si trattava di un dispositivo autopropuslo, per quei tempi rivoluzionario, assimilabile a un siluro con traiettoria a spirale, da utilizzare soprattutto contro il naviglio in porto e alla fonda; un esemplare è conservato nel Museo Storico di Vigna di Valle MUSAM.

Il signor Amleto racconta anche le epiche imprese dell’idroscivolante T-108, progettato da Prospero Freri e dal suo collaboratore Giuseppe Funmanick. Freri partecipò al Raid Pavia Venezia del 1938, storica competizione motonautica, classificandosi secondo; insieme a lui c’era Salvatore Flamini. La storia di Salvatore ci ricorda come, con la tenacia e la volontà, si possano superare le difficoltà che la vita ci presenta realizzando la propria vocazione.

Mirella Ferranti, una vita per il bar Sabazio

Intervista a Marco Marini

Marco Marini condivide con il Museo civico la videointervista fatta nel 2017 da lui e da suo fratello Alessandro alla madre Mirella Ferranti, che fu l’anima dello storico bar Sabazio dagli anni ’60 del Novecento.

Il bar Sabazio, che ancora oggi si trova in via XX Settembre a Bracciano, fu trasferito lì negli anni ’60 e divenne uno dei luoghi di ritrovo della cittadina, ma il locale dove la famiglia Ferranti iniziò la sua attività era l’Albergo ristorante Sabazio, che aveva sede in via Principe di Napoli all’angolo con via Paolo Traversini.

I ricordi della signora Mirella partono dagli anni ’40 del Novecento, lei bambina, quando la sua famiglia gestiva l’albergo ristorante. Ricordi tristi si alternano nel suo racconto ad aneddoti divertenti, esposti sempre con un sorriso: i tedeschi che requisirono l’albergo portando via tutto alla fine della guerra, le feste da ballo e i veglioni degli anni ‘50 e poi i ricordi legati al nuovo bar in via XX Settembre, molto frequentato e apprezzato per le sue specialità anche dagli artisti che frequentavano la cittadina.

Ricordi di guerra

Intervista a Iole Magliani

La signora Iole ricorda il periodo della Seconda Guerra Mondiale visto con gli occhi di lei bambina. I suoi genitori, contadini, lavoravano nelle ‘colonìe’ del principe Odescalchi e vivevano in un casale nella zona alta di Bracciano, in cima a via Carlo Marchi, che era allora aperta campagna.

Nel ricordo di Iole la guerra è stata percepita a Bracciano soprattutto nel periodo dopo l’8 settembre 1943, data dell’armistizio tra l’Italia e gli alleati. Dai bambini, quale lei era allora, la guerra fu vissuta con un po’ di paura ma senza grande sofferenza. Bracciano era allora un paese di campagna ed era più facile avere cibo rispetto alle città.

Il racconto di Iole ci riporta alla vita semplice e priva di mezzi che si è vissuta in quegli anni. I soldati tedeschi vengono raccontati nella loro umanità di ragazzi, sfamati da sua madre con il pane fatto in casa. Tra i suoi ricordi anche il sacrificio del sergente maggiore Udino Bombieri, partigiano, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, e il bombardamento di Bracciano del 1 giugno del 1944 da parte degli alleati, che cercando di colpire la ferrovia e le installazioni militari colpirono anche il cimitero e la palazzina situata al civico 76 di via Principe di Napoli, dove trovano la morte numerosi inquilini.

La porchetta a Bracciano

Intervista a Clara Canini e Sisto Mercantini

Clara e Sisto sono stati proprietari e gestori della storica norcineria ‘La Moretta’, aperta dai genitori di Clara Antonio Canini e Vincenza Rugari e attiva a Bracciano per oltre sessant’anni, fino al 2026. Per tutto il periodo di attività la norcineria, che prende il nome dal soprannome dato in paese a Vincenza, ha prodotto la porchetta cotta a legna nel forno di famiglia.

Sisto e Clara si alternano nel racconto dell’attività di famiglia, partendo da quando il papà di Clara decise di dedicarsi alla produzione della porchetta e raccontando la tradizione braccianese di questo cibo così amato, prodotto un tempo da più esercenti, con più i banchi di vendita. Clara si commuove raccontando l’amore e l’orgoglio per il lavoro dei suoi genitori.

La tradizione della porchetta braccianese continua oggi con l’attività del figlio di Clara e Sisto, che gestisce una fraschetta e che continua a produrre la porchetta per il suo locale secondo la tradizione, nel forno a legna di famiglia.

Il laboratorio dei lavori femminili

Intervista a Maria Teresa Ronchetti

La signora Maria Teresa racconta la sua esperienza giovanile nel laboratorio dei lavori femminili, dove ha imparato il suo lavoro, della quale conserva un ricordo molto piacevole. Il laboratorio fu istituito, forse nel 1857, per volontà della principessa Sofia Branicka Odescalchi, che ne affidò la gestione alle Suore della Carità di San Vincenzo de’ Paoli con il fine di formare la gioventù femminile del luogo.

Vi accedevano le ragazze che al termine della scuola elementare potevano permettersi di continuare la loro formazione perché avevano famiglie che potevano fare a meno del loro apporto lavorativo e vi rimanevano fino a quando trovavano un lavoro o si sposavano. Le suore insegnavano loro il ricamo; una piccola sezione era dedicata alla maglieria. Il tempo era scandito dalla preghiera e dal canto; il lavoro era reso leggero dalle risate delle ragazze.

Non è noto dove il laboratorio fosse originariamente ubicato; dal 1876 ebbe sede nel Convento degli Agostiniani con accesso da piazza del Forno, oggi piazza Mazzini, divenuto proprietà comunale nel 1873.

Sospese le attività a causa della guerra, il laboratorio fu riaperto nel 1947 presso la sede di via Agostino Fausti 2, di proprietà del principe Odescalchi, sotto la guida di suor Giuseppina Petrucci. Una grande sala al secondo piano ospitava circa 70 allieve divise in tre gruppi di età, dai 12 ai 20 anni e oltre, che Maria Teresa ricorda bene.

Nel 1953 ebbe fine la gestione delle Suore della Carità e nel 1954 il laboratorio fu riaperto dalle Suore del Divino Amore nel loro convento, dove l’attività continuò fino al 1968 sotto la guida di Madre Elvira e poi di Madre Palmira. Dando loro la possibilità di imparare un lavoro il laboratorio dei lavori femminili costituì per molte ragazze braccianesi uno strumento di emancipazione in tempi nei quali l’emancipazione femminile muoveva in Italia i suoi primi passi. L’eredità del laboratorio è ancora viva in paese per il ricordo di molte delle allieve e per la presenza dei lavori prodotti, alcuni di altissima qualità.

La festa del Santissimo Salvatore

Intervista a Salvatore Pierini

Salvatore Pierini racconta la festa del Santissimo Salvatore, una delle più antiche e importanti del paese. Da tempo immemore i braccianesi venerano e portano in processione il trittico ligneo realizzato nel 1315 da Gregorio e Donato d’Arezzo che raffigura il Salvatore, la Madonna della cintola e alcuni santi tra i quali Santo Stefano, titolare dal 1427 della parrocchia più antica del paese. Le tavole, le cui copie sono ancora oggi trasportate processionalmente in una macchina lignea del XVII secolo, riportano lo stemma dei Prefetti di Vico, antichi signori di Bracciano e probabili committenti.

Originariamente la festa si svolgeva il 15 di agosto; dal 1718 viene solennizzata nella prima domenica successiva per un accordo tra i frati Agostiniani di Santa Maria Novella e i preti secolari del Capitolo di Santo Stefano che prevedeva che il 15 i frati facessero una loro processione dedicata a Maria Assunta.

L’accordo si inserisce all’interno di una contesa tra le due istituzioni religiose, che non sono mai andate d’accordo, legata proprio al trittico del Salvatore, conservato in Santo Stefano ma che per antica consuetudine veniva portato in processione nella chiesa agostiniana la sera del 14 agosto e lì conservato fino alla sera del 15. La disputa durò per oltre centocinquant’anni, fino al 1797, con colpi di scena, avvocati, cause e con il coinvolgimento dei vescovi e delle gerarchie vaticane. Sebbene gli Agostiniani abbiano lasciato Bracciano da decenni la festa continua tradizionalmente ad essere celebrata la prima domenica dopo il 15 agosto.

Salvatore racconta la leggenda del ritrovamento delle tavole del Santissimo nel XVI secolo da parte di un contadino che arava. La stessa leggenda legata al Salvatore è presente in altri luoghi, per esempio a Viterbo, ed è forse da ricondurre all’importanza che avevano anticamente, in un mondo essenzialmente rurale, le confraternite di bovari e contadini.

Salvatore è stato per anni uno dei facchini che portano il trittico in processione e con la sua esperienza svolge oggi ruolo importante: è colui che guida i facchini nelle delicate e complesse operazioni necessarie per far uscire e poi rientrare la grande macchina processionale nella chiesa di Santo Stefano e che li dirige durante la processione.

Ricordi di guerra

Intervista a Mario Gentilucci

Il signor Mario ci parla, come la signora Iole Magliani, del periodo della Seconda guerra mondiale, quando lui aveva pochi anni. Dai suoi ricordi si ricava un’immagine della quotidianità braccianese vista con gli occhi di un bambino, ma nella quale si rileggono tutta la complessità della vita in tempo di guerra e i suoi orrori, come la difficoltà a viaggiare dopo l’8 settembre 1943 e il bombardamento di Bracciano del 1944.

Dagli aneddoti emerge la responsabilità affidata in quegli anni ai bambini, che anche molto piccoli venivano lasciati spesso da soli o alla cura dei fratelli più grandi per le necessità del lavoro dei genitori e ai quali veniva chiesto di contribuire alla gestione della casa. La guerra ha però lasciato al signor Mario anche ricordi piacevoli, come quello delle prime caramelle e cioccolate avute dall’incontro con l’esercito alleato.

La festa di San Liberato

Intervista a Laura Polidori

La signora Laura ci racconta la festa di San Liberato, una tra le più amate dalla comunità, che si svolgeva nella tenuta di San Liberato, di proprietà dei conti Sanminiatelli. Il luogo si trova al km 20 della via Settevene Palo I tronco. All’interno della tenuta si trovavano originariamente la piccola chiesa del IX secolo e un grande prato con vista sul lago; diversi sentieri vi arrivavano dai luoghi vicini.

Lo splendido giardino attuale, progettato dal grande paesaggista inglese Russel Page, fu voluto negli anni ’60 del Novecento dal conte Sanminiatelli e da sua moglie, la principessa Maria Odescalchi.

ll primo giovedì di marzo la famiglia nobile metteva a disposizione il luogo per il diletto della popolazione. Le persone arrivavano a San Liberato da Bracciano e dai paesi vicini dai sentieri che convergevano sulla tenuta con i mezzi a loro disposizione ma soprattutto a piedi, cantando e portando cesti e ‘fagottelli’ pieni di cibarie. Laura Polidori racconta che dopo il saluto al Santo ci si disponeva a gruppi nel grande prato e si faceva allegra baldoria fino a sera. Rallegrava la festa l’Orchestra mandolinistica braccianese ‘La Primavera’, fondata nel 1920 e ancora oggi in attività. Fino ai primi decenni del Novecento Bracciano è stato un paese rurale e le feste comuni erano gli unici spazi di riposo, divertimento e socialità durante i quali, allentato il rigido controllo familiare, potevano nascere i primi amori.

Emerge dal racconto il clima allegro della festa deliziata dal cibo e dal buon vino, della quale Laura conserva ancora oggi un piacevole ricordo di gioventù, e come un tempo fosse possibile divertirsi con modalità più semplici di oggi.

Vecchi giochi di bimbi

Intervista a Salvatore Pierini

Il signor Salvatore ci ricorda i suoi giochi di bambino nei primi anni ’50 del Novecento: il pallone a piazza Mazzini, la ‘nizza’ e altri. Lo sguardo è, naturalmente, maschile, con giochi che privilegiano abilità manuale e competitività.

Emergono dai ricordi di Salvatore la inesauribile capacità dei bambini di allora di inventare giochi con oggetti sempici e di recupero e la capacità di fare gruppo nei luoghi del centro antico del paese che rappresentavano allora i loro luoghi di socialità. Si rileggono nel racconto anche anche alcuni antichi mestieri, alcuni dei quali oggi scomparsi come il ‘facocchio’.

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