Un museo precursore: riconoscimenti e progetti

Il Museo civico di Bracciano ha ottenuto diversi riconoscimenti e finanziamenti per i suoi progetti. Ha realizzato attività in linea con le nuove concezioni della museologia e dei suoi principi guida: educazione, partecipazione, accessibilità e inclusione; e si è confrontato con nuovi strumenti e le nuove opportunità dell’ambiente web e dell’Open Access. 

Un museo eccellente

Pio Giuseppe Biron. Recensione di un visitatore

Tra le Buone pratiche della Regione Lazio

I progetti del Museo civico sono stati più volte riconosciuti dalla Regione Lazio come buone pratiche culturali o come eccellenze tra le pratiche culturali regionali e pubblicati nel relativo catalogo. 

2020. Buona pratica
Dicembre alla corte degli Orsini, un evento dedicato al Rinascimento a Bracciano per il quale il Museo civico ha prodotto lo spettacolo teatrale ‘Io ti adoro, Bella’ che racconta la storia di Paolo Giordano I Orsini e di sua moglie Isabella de’ Medici, signori di Bracciano nel XVI secolo, basato sullo studio della loro corrispondenza.

2020. Buona pratica
Punto multisensoriale Venere e Adone, attraverso il quale è possibile fruire questa scultura mediante un approccio diverso, che coinvolge i sensi.

2023. Buona pratica
Il museo sono io, progetto educativo che aveva già vinto il premio ‘Wikimedia Italia GLAM- Piccoli musei’.

2023. Eccellenza
Oltre lo sguardo progetto scelto, tra i sessanta candidati a buona pratica della Regione Lazio riferiti all’avviso 2023, tra le cinque eccellenze. Il progetto, dedicato a classi di scuola primaria e scuole secondarie di primo grado, ha previsto una serie di attività al buio, finalizzate a scoprire le opere del museo e il museo stesso attraverso i sensi. L’obiettivo del progetto era di far vivere un’esperienza multisensoriale condivisa, che potesse anche favorire l’inclusione di bambini non vedenti o ipovedenti. L’attività è frutto della tesi di Sara Maccioni, educatrice museale, nell’ambito del master dell’Università Cattolica di Milano in Servizi educativi per il patrimonio artistico, dei musei storici e di arti visive.

2024. Eccellenza
Bracciano sottosopra. Memorie e storie dal cimitero progetto scelto, tra i cinquanta candidati a buona pratica della Regione Lazio riferiti all’avviso 2024, tra le cinque eccellenze. È stato realizzato un percorso sonoro che si sviluppa all’interno del cimitero e che raccoglie le storie, le testimonianze e le suggestioni dei cittadini e delle cittadine e le rende disponibili attraverso registrazioni audio. Bracciano sottosopra nasce da un’idea di Cecilia Sodano ed è stato realizzato da Fernanda Pessolano dell’Associazione TiconZero.

Il museo nel WEB. Il bando Wikimedia

Nel 2020 il Museo ha vinto con il progetto Il museo sono io il premio Wikimedia Italia GLAM – Piccoli musei. Il progetto ha previsto la redazione di una  Guida partecipata del Museo civico scritta con la collaborazione dei visitatori del museo e con tre classi dell’IIS Luca Paciolo di Bracciano, indirizzo Tecnico Turistico e Liceo artistico. La Guida, disponibile on line con licenza copyleft, presenta le maggiori opere esposte in museo con foto; didascalia con i dati essenziali dell’opera e impressioni sull’opera scritte dai visitatori e dai ragazzi.

Tra le buone pratiche di Sapienza Università di Roma

Locandina Comunicare il museo oggi, 2016

Nel 2016 si è tenuto il convegno internazionale “Comunicare il museo oggi: dalle scelte museologiche al digitale” presso l’Università Sapienza di Roma. II convegno ha rappresentato un’importante occasione di dibattito sui musei.  Tra le buone pratiche è stato presentato il caso del museo civico di Bracciano con interviste al direttore, Cecilia Sodano, e all’educatrice museale, Sara Maccioni. 

Il Museo civico di Bracciano è apprezzato sia in ambito universitario che regionale per la sua vivacità culturale: dal 2012 il museo ha aumentato il numero dei dispositivi multimediali e dei supporti tattili che permettono la fruizione delle sue opere anche alle persone cieche e sorde oltre a realizzare  ogni anno laboratori e attività educative per pubblici diversi (ragazzi, famiglie e scuole).

Il Museo civico di Bracciano è citato come buona pratica nella guida agli itinerari nei musei storico-artistici del Lazio realizzata dall’Università Sapienza di Roma e dalla Regione Lazio. L. Branchesi, V. Curzi (a cura di), MUSART. Itinerario nei musei storico-artistici del Lazio, Roma, Guaraldi, 2016.

Screenshot del video: Cecilia Sodano
Estratto dal video: Cecilia Sodano
Screenshot del video: Sara Maccioni
Estratto dal video: Sara Maccioni

Il museo che fa ricerca

Il Museo civico si occupa di fare ricerca sulle proprie collezioni e sui beni culturali del territorio, dandone conto nelle proprie pubblicazioni. In particolare:

Copertina della pubblicazione Il Restauro dell'Elemosina di San Tommaso da Villanova

Il restauro dell’Elemosina di San Tommaso da Villanova del Cavalier Gerolamo Troppa. Il testo, descrive il restauro del dipinto, che ha portato all’attribuzione della tela al pittore barocco Gerolamo Troppa, dando notizie sull’autore e sul soggetto della tela, il santo agostiniano Tommaso di Villanova. Il libro è stato presentato il 21 marzo 2009, nel corso del convegno che ha esposto il lavoro di restauro. AA.VV., Il restauro dell’Elemosina di San Tommaso da Villanova del Cavalier Gerolamo Troppa, Edizioni Effigi, Arcidosso, 2009

Copertina della pubblicazione Il museo che comunica. I paramanti sacri.

Il museo che comunica. I paramenti sacri. Il libro racconta la realizzazione di un progetto del museo sulla comunicazione dei paramenti sacri. Si tratta di un’esperienza di museologia applicata nata sulla base di riflessioni partite dall’analisi dei questionari dei visitatori, che hanno evidenziato la difficoltà di raccontare delle opere così particolari e complesse come sono gli abiti sacri. B. De Dominicis, F. Pessolano, C. Sodano, Il museo che comunica. I paramenti sacri, Bracciano, Del Vecchio, 2010.

Una modalità di approccio critico alla reintegrazione delle lacune: il restauro dell’Annunciazione in terracotta del Museo Civico di Bracciano. Il testo riporta l’esito del lavoro di restauro della lunetta raffigurante l’Annunciazione, dando conto delle scelte critiche che sono state fatte, in particolare nella reintegrazione delle lacune. C. Sodano, Una modalità di approccio critico alla reintegrazione delle lacune: il restauro dell’Annunciazione in terracotta del Museo Civico di Bracciano, in «Kermes», n. 90, aprile-giugno 2013, pp.29-36.

Copertina della pubblicazione Dal castrum al palazzoo

Dal castrum al palazzo. Storia e sviluppi del castello di Bracciano tra Medioevo e Rinascimento. Il volume è l’esito di un progetto di ricerca frutto di una convenzione tra il Comune di Bracciano, l’Università Sapienza di Roma e la Fondazione Livio IV Odescalchi. Rappresenta  attualmente la punta più avanzata delle conoscenze sulla storia dell’architettura del castello Odescalchi di Bracciano. N. Santopuoli, C. Sodano (a cura di), Dal castrum al palazzo. Storia e sviluppi del castello di Bracciano tra Medioevo e Rinascimento, Roma, TAB, 2023.

Copertina della pubblicazione Quaderno Bracciano

La chiesa collegiata di Santo Stefano protomartire a Bracciano. La storia, la comunità, le persone. Il volume, realizzato in collaborazione dal Museo civico di Bracciano con il Lions Club Bracciano- Anguillara sabazia Monti Sabatini e basato su specifiche ricerche d’archivio, racconta la storia della chiesa collegiata di Santo Stefano a Bracciano, la parrocchiale più antica del paese.

Tutte le pubblicazioni del museo

Pubblicazioni del o sul museo

L. Branchesi, V. Curzi (a cura di), MUSART. Itinerario nei musei storico-artistici del Lazio, Roma, Guaraldi, 2016.

R. Cantone, M. Cardinali, B. De Ruggieri, L. Indrio, C. Sodano, Il restauro dell’Elemosina di San Tommaso da Villanova del Cavalier Gerolamo Troppa, Arcidosso, Effigi, 2009.

B. De Dominicis, F. Pessolano, C. Sodano, Il museo che comunica. I paramenti sacri, Bracciano, Del Vecchio, 2010.

L. Fabbrini, L’Apollo di Vicarello e l’inserimento del suo prototipo nell’ambito della scultura attica del IV sec. a.C., in «Mitt. Deutsch. Arch. Instituts», XC (1983), 1, pp. 1-33.

C. Marini, C. Sodano, Il Museo civico di Bracciano tra presente e futuro, in «Storie di persone e di musei», a cura di V. Nizzo, Roma, Dià Cultura, 2019.

V. Martinelli, Cristoforo Stati e il gruppo di ‘Venere e Adone’, in «Rivista d’arte», XXXII (1957), pp.233-242.

N. Santopuoli, C. Sodano (a cura di), Dal castrum al palazzo. Storia e sviluppi del castello di Bracciano tra Medioevo e Rinascimento, Roma, TAB, 2023.

C. Sodano, Cultural Landscapes in International Charters, Museum International, 69 (1–2), pp. 82–85, 2017. doi: 10.1111/muse.12152

C. Sodano, Il restauro del complesso di S. Maria Novella, Montepulciano, Le Balze, 2002.

C. Sodano, Scheda del Busto di Cristo in «121 diamanti di Cultura Storia e Bellezza nella Provincia Capitale», catalogo della mostra (Roma 2007), Roma 2007, p. 141-142.

C. Sodano, Bracciano dei ragazzi. Arte, natura e storia per piccoli turisti, Del Vecchio, 2010.

C. Sodano, La valorizzazione del patrimonio culturale. L’Apollo di Vicarello, un’opera restituita al suo territorio, in «Kermes», n. 83, 2011, pp. 41-50.

C. Sodano, Le competenze professionali dei musei per la valorizzazione dei territori, in «Museo aperti al cambiamento», a cura di G. Cotroneo, M.F. Guida, M. Mandosi, 2017, pp. 83-89.

C. Sodano, Un percorso per la valorizzazione e la conservazione del patrimonio culturale. Il Museo civico di Bracciano, Firenze, Nardini, 2012.

C. Sodano, Una modalità di approccio critico alla reintegrazione delle lacune: il restauro dell’Annunciazione in terracotta del Museo Civico di Bracciano, in «Kermes», n. 90, 2013, pp.29-36.

C. Sodano, Scheda dei dipinti dell’Elemosina di San Tommaso da Villanova in Bracciano, «Santo Tomás de Villanueva. Culto, historia y arte – II. Corpus iconográfico», a cura di P. A. Iturbe Saíz e R. Tollo, Madrid e Roma, Escurialenses e Biblioteca Egidiana 2013, p. 63, 251.

C. Sodano, Scheda del Busto di Cristo in «121 diamanti di Cultura Storia e Bellezza nella Provincia Capitale» catalogo della mostra (Roma, Palazzo Incontro, 15 ottobre-15 novembre 2007), Roma 2007, p. 141.

C. Sodano, La chiesa collegiata di Santo Stefano protomartire a Bracciano. La storia, la comunità, le persone. Roma, Edicomtec, 2024.

Franco Minissi: memoria di un grande museografo

Intervista a Matteo Minissi

Matteo Minissi, figlio del grande architetto Franco, ci accoglie nella casa della sua famiglia, che visse molti anni a Bracciano, e ci racconta di suo padre. Casa Minissi è una costruzione di grande qualità architettonica, molto particolare, una sorta di ‘scatola di vetro’ che dialoga intimamente con il paesaggio circostante i cui interni catapultano l’osservatore direttamente negli anni ’70 del Novecento.

Questa speciale costruzione, il suo giardino, le sculture esprimono la bellezza in una dimensione domestica e privata e molto raccontano della creatività e della genialità dell’architetto Minissi, che ne fu progettista e artefice. La casa ha rappresentato per Minissi un luogo di sperimentazione: troviamo infatti qui rappresentate, sebbene in piccola scala, alcune idee poi utilizzate per i suoi progetti più importanti.

Franco Minissi, nato nel 1919, si occupò di restauro e museografia, materie delle quali fu docente universitario a Firenze e a Roma. Interpretò il museo come strumento di lettura critica, vicino alle teorie di Cesare Brandi, privilegiando sempre un approccio rispettoso del monumento e del documento.

Minissi curò moltissimi allestimenti museografici e di musealizzazione di siti archeologici. Tra i suoi progetti più noti si annoverano, come ricordato nel video, il rinnovo degli allestimenti del Museo nazionale archeologico di Villa Giulia (1953-1960) e il progetto per la protezione e musealizzazione delle pavimentazioni musive della villa romana del Casale a Piazza Armerina, in collaborazione con Cesare Brandi (1957 – 1963). Nel racconto del figlio Matteo il ricordo del grande architetto si mescola con i ricordi del Matteo bambino restituendoci una piacevole immagine familiare del maestro, poco nota e anche per questo preziosa.

Salvatore Flamini, l’avventurosa vita di un motorista

Intervista a Amleto Flamini

Amleto Flamini racconta la avventurosa storia di suo padre Salvatore, un braccianese nato all’inizio del Novecento che lavorò come motorista alla base dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle dal 1929 fino alla pensione collaborando ad alcuni importanti progetti innovativi che vennero messi a punto presso la base aeronautica.

Tra questi la motobomba F.F.F., così chiamata dalle iniziali dei suoi progettisti: il tenente colonnello Prospero Freri, il colonnello Amedeo Fiore e il capo disegnatore Carlo Filpa. Si trattava di un dispositivo autopropuslo, per quei tempi rivoluzionario, assimilabile a un siluro con traiettoria a spirale, da utilizzare soprattutto contro il naviglio in porto e alla fonda; un esemplare è conservato nel Museo Storico di Vigna di Valle MUSAM.

Il signor Amleto racconta anche le epiche imprese dell’idroscivolante T-108, progettato da Prospero Freri e dal suo collaboratore Giuseppe Funmanick. Freri partecipò al Raid Pavia Venezia del 1938, storica competizione motonautica, classificandosi secondo; insieme a lui c’era Salvatore Flamini. La storia di Salvatore ci ricorda come, con la tenacia e la volontà, si possano superare le difficoltà che la vita ci presenta realizzando la propria vocazione.

Mirella Ferranti, una vita per il bar Sabazio

Intervista a Marco Marini

Marco Marini condivide con il Museo civico la videointervista fatta nel 2017 da lui e da suo fratello Alessandro alla madre Mirella Ferranti, che fu l’anima dello storico bar Sabazio dagli anni ’60 del Novecento.

Il bar Sabazio, che ancora oggi si trova in via XX Settembre a Bracciano, fu trasferito lì negli anni ’60 e divenne uno dei luoghi di ritrovo della cittadina, ma il locale dove la famiglia Ferranti iniziò la sua attività era l’Albergo ristorante Sabazio, che aveva sede in via Principe di Napoli all’angolo con via Paolo Traversini.

I ricordi della signora Mirella partono dagli anni ’40 del Novecento, lei bambina, quando la sua famiglia gestiva l’albergo ristorante. Ricordi tristi si alternano nel suo racconto ad aneddoti divertenti, esposti sempre con un sorriso: i tedeschi che requisirono l’albergo portando via tutto alla fine della guerra, le feste da ballo e i veglioni degli anni ‘50 e poi i ricordi legati al nuovo bar in via XX Settembre, molto frequentato e apprezzato per le sue specialità anche dagli artisti che frequentavano la cittadina.

Ricordi di guerra

Intervista a Iole Magliani

La signora Iole ricorda il periodo della Seconda Guerra Mondiale visto con gli occhi di lei bambina. I suoi genitori, contadini, lavoravano nelle ‘colonìe’ del principe Odescalchi e vivevano in un casale nella zona alta di Bracciano, in cima a via Carlo Marchi, che era allora aperta campagna.

Nel ricordo di Iole la guerra è stata percepita a Bracciano soprattutto nel periodo dopo l’8 settembre 1943, data dell’armistizio tra l’Italia e gli alleati. Dai bambini, quale lei era allora, la guerra fu vissuta con un po’ di paura ma senza grande sofferenza. Bracciano era allora un paese di campagna ed era più facile avere cibo rispetto alle città.

Il racconto di Iole ci riporta alla vita semplice e priva di mezzi che si è vissuta in quegli anni. I soldati tedeschi vengono raccontati nella loro umanità di ragazzi, sfamati da sua madre con il pane fatto in casa. Tra i suoi ricordi anche il sacrificio del sergente maggiore Udino Bombieri, partigiano, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, e il bombardamento di Bracciano del 1 giugno del 1944 da parte degli alleati, che cercando di colpire la ferrovia e le installazioni militari colpirono anche il cimitero e la palazzina situata al civico 76 di via Principe di Napoli, dove trovano la morte numerosi inquilini.

La porchetta a Bracciano

Intervista a Clara Canini e Sisto Mercantini

Clara e Sisto sono stati proprietari e gestori della storica norcineria ‘La Moretta’, aperta dai genitori di Clara Antonio Canini e Vincenza Rugari e attiva a Bracciano per oltre sessant’anni, fino al 2026. Per tutto il periodo di attività la norcineria, che prende il nome dal soprannome dato in paese a Vincenza, ha prodotto la porchetta cotta a legna nel forno di famiglia.

Sisto e Clara si alternano nel racconto dell’attività di famiglia, partendo da quando il papà di Clara decise di dedicarsi alla produzione della porchetta e raccontando la tradizione braccianese di questo cibo così amato, prodotto un tempo da più esercenti, con più i banchi di vendita. Clara si commuove raccontando l’amore e l’orgoglio per il lavoro dei suoi genitori.

La tradizione della porchetta braccianese continua oggi con l’attività del figlio di Clara e Sisto, che gestisce una fraschetta e che continua a produrre la porchetta per il suo locale secondo la tradizione, nel forno a legna di famiglia.

Il laboratorio dei lavori femminili

Intervista a Maria Teresa Ronchetti

La signora Maria Teresa racconta la sua esperienza giovanile nel laboratorio dei lavori femminili, dove ha imparato il suo lavoro, della quale conserva un ricordo molto piacevole. Il laboratorio fu istituito, forse nel 1857, per volontà della principessa Sofia Branicka Odescalchi, che ne affidò la gestione alle Suore della Carità di San Vincenzo de’ Paoli con il fine di formare la gioventù femminile del luogo.

Vi accedevano le ragazze che al termine della scuola elementare potevano permettersi di continuare la loro formazione perché avevano famiglie che potevano fare a meno del loro apporto lavorativo e vi rimanevano fino a quando trovavano un lavoro o si sposavano. Le suore insegnavano loro il ricamo; una piccola sezione era dedicata alla maglieria. Il tempo era scandito dalla preghiera e dal canto; il lavoro era reso leggero dalle risate delle ragazze.

Non è noto dove il laboratorio fosse originariamente ubicato; dal 1876 ebbe sede nel Convento degli Agostiniani con accesso da piazza del Forno, oggi piazza Mazzini, divenuto proprietà comunale nel 1873.

Sospese le attività a causa della guerra, il laboratorio fu riaperto nel 1947 presso la sede di via Agostino Fausti 2, di proprietà del principe Odescalchi, sotto la guida di suor Giuseppina Petrucci. Una grande sala al secondo piano ospitava circa 70 allieve divise in tre gruppi di età, dai 12 ai 20 anni e oltre, che Maria Teresa ricorda bene.

Nel 1953 ebbe fine la gestione delle Suore della Carità e nel 1954 il laboratorio fu riaperto dalle Suore del Divino Amore nel loro convento, dove l’attività continuò fino al 1968 sotto la guida di Madre Elvira e poi di Madre Palmira. Dando loro la possibilità di imparare un lavoro il laboratorio dei lavori femminili costituì per molte ragazze braccianesi uno strumento di emancipazione in tempi nei quali l’emancipazione femminile muoveva in Italia i suoi primi passi. L’eredità del laboratorio è ancora viva in paese per il ricordo di molte delle allieve e per la presenza dei lavori prodotti, alcuni di altissima qualità.

La festa del Santissimo Salvatore

Intervista a Salvatore Pierini

Salvatore Pierini racconta la festa del Santissimo Salvatore, una delle più antiche e importanti del paese. Da tempo immemore i braccianesi venerano e portano in processione il trittico ligneo realizzato nel 1315 da Gregorio e Donato d’Arezzo che raffigura il Salvatore, la Madonna della cintola e alcuni santi tra i quali Santo Stefano, titolare dal 1427 della parrocchia più antica del paese. Le tavole, le cui copie sono ancora oggi trasportate processionalmente in una macchina lignea del XVII secolo, riportano lo stemma dei Prefetti di Vico, antichi signori di Bracciano e probabili committenti.

Originariamente la festa si svolgeva il 15 di agosto; dal 1718 viene solennizzata nella prima domenica successiva per un accordo tra i frati Agostiniani di Santa Maria Novella e i preti secolari del Capitolo di Santo Stefano che prevedeva che il 15 i frati facessero una loro processione dedicata a Maria Assunta.

L’accordo si inserisce all’interno di una contesa tra le due istituzioni religiose, che non sono mai andate d’accordo, legata proprio al trittico del Salvatore, conservato in Santo Stefano ma che per antica consuetudine veniva portato in processione nella chiesa agostiniana la sera del 14 agosto e lì conservato fino alla sera del 15. La disputa durò per oltre centocinquant’anni, fino al 1797, con colpi di scena, avvocati, cause e con il coinvolgimento dei vescovi e delle gerarchie vaticane. Sebbene gli Agostiniani abbiano lasciato Bracciano da decenni la festa continua tradizionalmente ad essere celebrata la prima domenica dopo il 15 agosto.

Salvatore racconta la leggenda del ritrovamento delle tavole del Santissimo nel XVI secolo da parte di un contadino che arava. La stessa leggenda legata al Salvatore è presente in altri luoghi, per esempio a Viterbo, ed è forse da ricondurre all’importanza che avevano anticamente, in un mondo essenzialmente rurale, le confraternite di bovari e contadini.

Salvatore è stato per anni uno dei facchini che portano il trittico in processione e con la sua esperienza svolge oggi ruolo importante: è colui che guida i facchini nelle delicate e complesse operazioni necessarie per far uscire e poi rientrare la grande macchina processionale nella chiesa di Santo Stefano e che li dirige durante la processione.

Vecchi giochi di bimbi

Intervista a Salvatore Pierini

Il signor Salvatore ci ricorda i suoi giochi di bambino nei primi anni ’50 del Novecento: il pallone a piazza Mazzini, la ‘nizza’ e altri. Lo sguardo è, naturalmente, maschile, con giochi che privilegiano abilità manuale e competitività.

Emergono dai ricordi di Salvatore la inesauribile capacità dei bambini di allora di inventare giochi con oggetti sempici e di recupero e la capacità di fare gruppo nei luoghi del centro antico del paese che rappresentavano allora i loro luoghi di socialità. Si rileggono nel racconto anche anche alcuni antichi mestieri, alcuni dei quali oggi scomparsi come il ‘facocchio’.

La festa di San Liberato

Intervista a Laura Polidori

La signora Laura ci racconta la festa di San Liberato, una tra le più amate dalla comunità, che si svolgeva nella tenuta di San Liberato, di proprietà dei conti Sanminiatelli. Il luogo si trova al km 20 della via Settevene Palo I tronco. All’interno della tenuta si trovavano originariamente la piccola chiesa del IX secolo e un grande prato con vista sul lago; diversi sentieri vi arrivavano dai luoghi vicini.

Lo splendido giardino attuale, progettato dal grande paesaggista inglese Russel Page, fu voluto negli anni ’60 del Novecento dal conte Sanminiatelli e da sua moglie, la principessa Maria Odescalchi.

ll primo giovedì di marzo la famiglia nobile metteva a disposizione il luogo per il diletto della popolazione. Le persone arrivavano a San Liberato da Bracciano e dai paesi vicini dai sentieri che convergevano sulla tenuta con i mezzi a loro disposizione ma soprattutto a piedi, cantando e portando cesti e ‘fagottelli’ pieni di cibarie. Laura Polidori racconta che dopo il saluto al Santo ci si disponeva a gruppi nel grande prato e si faceva allegra baldoria fino a sera. Rallegrava la festa l’Orchestra mandolinistica braccianese ‘La Primavera’, fondata nel 1920 e ancora oggi in attività. Fino ai primi decenni del Novecento Bracciano è stato un paese rurale e le feste comuni erano gli unici spazi di riposo, divertimento e socialità durante i quali, allentato il rigido controllo familiare, potevano nascere i primi amori.

Emerge dal racconto il clima allegro della festa deliziata dal cibo e dal buon vino, della quale Laura conserva ancora oggi un piacevole ricordo di gioventù, e come un tempo fosse possibile divertirsi con modalità più semplici di oggi.

Ricordi di guerra

Intervista a Mario Gentilucci

Il signor Mario ci parla, come la signora Iole Magliani, del periodo della Seconda guerra mondiale, quando lui aveva pochi anni. Dai suoi ricordi si ricava un’immagine della quotidianità braccianese vista con gli occhi di un bambino, ma nella quale si rileggono tutta la complessità della vita in tempo di guerra e i suoi orrori, come la difficoltà a viaggiare dopo l’8 settembre 1943 e il bombardamento di Bracciano del 1944.

Dagli aneddoti emerge la responsabilità affidata in quegli anni ai bambini, che anche molto piccoli venivano lasciati spesso da soli o alla cura dei fratelli più grandi per le necessità del lavoro dei genitori e ai quali veniva chiesto di contribuire alla gestione della casa. La guerra ha però lasciato al signor Mario anche ricordi piacevoli, come quello delle prime caramelle e cioccolate avute dall’incontro con l’esercito alleato.

Introduzione al progetto Conservare la memoria

Intervista al direttore del Museo Cecilia Sodano

Il direttore del Museo civico di Bracciano Cecilia Sodano introduce il progetto spiegando che esso è ispirato dalla Convenzione di Faro, importante documento del Consiglio d’Europa che ribadisce il diritto di ognuno a partecipare alla vita culturale.

Il direttore ricorda che non sempre vi è, nei racconti degli intervistati, pretesa di verità storica perché la memoria, a differenza della storia, ha una relazione diretta con il passato e dunque è selettiva e non oggettiva.

Il progetto è un modo per conservare alcuni frammenti del passato di Bracciano che ne rappresentano parte dell’identità collettiva, da tramandare a chiunque voglia conoscerli ma soprattutto ai più giovani.

Bracciano's graffiti

Intervista a Giuseppe Curatolo

Giuseppe Curatolo ci porta nella Bracciano della fine degli anni ’60 del Novecento vista dallo sguardo di un ‘adolescente foruncoloso’. L’architetto immagina una giornata tipo trascorsa nel 1968 a viale Odescalchi, la strada che collega la stazione ferroviaria con via Principe di Napoli, che era in quegli anni il centro della vita sociale della gioventù cittadina.

Giuseppe ricorda i luoghi, le persone e alcuni avvenimenti particolari della sua adolescenza, restituendoci uno spaccato della quotidianità, delle aspirazioni e delle attitudini della gioventù braccianese negli anni in cui il mondo andava incendiandosi.

Tra i ricordi anche la realizzazione del film “Simenon”, una storia di malavita girata tra viale Odescalchi e altri luoghi della cittadina, con un assassinio e inseguimenti in auto all’americana, ideato e diretto da Socrate Pontanari. Attori protagonisti i ragazzi che gravitavano intorno al bar La Fiorita di viale Odescalchi, di cui Socrate era il proprietario, loro centro di aggregazione.

Titolo della finestra a comparsa laterale

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